Respirare aria inquinata non danneggia solo i polmoni: secondo una ricerca di ampia portata, potrebbe accelerare il decadimento cognitivo e aumentare il rischio di sviluppare l’Alzheimer, la forma più comune di demenza senile.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS Medicine e condotto dalla Rollins School of Public Health dell’Emory University di Atlanta, ha monitorato circa 28 milioni di anziani over 65 per un periodo di 18 anni, tra il 2000 e il 2018. Si tratta di una delle analisi più estese mai realizzate sul legame tra inquinamento atmosferico e deterioramento neurologico.

I numeri: un rischio concreto

I risultati sono chiari: per ogni aumento di 3,8 µg/m³ nella concentrazione media di PM 2,5 (il particolato fine tipico di smog e traffico urbano) il rischio di sviluppare l’Alzheimer sale dell’8,5%. Nelle persone che avevano già subito un ictus, la vulnerabilità è ancora maggiore, con un incremento del rischio che raggiunge il 10,5%. Nel periodo osservato sono stati identificati circa 3 milioni di nuovi casi della malattia.

Come agisce l’inquinamento sul cervello?

La scoperta più significativa riguarda il meccanismo d’azione. I ricercatori hanno verificato se la demenza senile si sviluppasse indirettamente, attraverso malattie croniche come ipertensione, depressione e ictus, tutte già note come fattori di rischio per il decadimento cognitivo. Ma la quota spiegata da queste patologie è risultata minima: solo l’1,6% per l’ipertensione, il 4,2% per l’ictus e il 2,1% per la depressione.

Questo significa che l’inquinamento colpirebbe il cervello in modo prevalentemente diretto, innescando processi come infiammazione cronica e danno microvascolare, senza passare per altri disturbi cronici.

Non è solo una questione di scelte personali

La professoressa Susanne Röhr, esperta del Centre for Healthy Brain Ageing dell’Università del New South Wales e non coinvolta nello studio, ha commentato che il rischio di demenza senile dipende anche dall’aria che si respira e dagli ambienti in cui si vive nel corso dei decenni, e non soltanto dalle abitudini individuali.

Una riflessione che invita a guardare al decadimento cognitivo non solo come destino biologico, ma anche come questione di salute pubblica e di qualità dell’aria nelle nostre case.

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