Quando si spegne una sigaretta, si potrebbe pensare che il problema sia finito. In realtà, il fumo di tabacco può continuare a influenzare la qualità dell’aria anche dopo che la sigaretta è stata spenta.
Le particelle e le sostanze presenti nel fumo possono rimanere sospese nell’aria, spostarsi attraverso gli ambienti e depositarsi su mobili, tessuti, pareti e altri materiali. Per questo motivo, soprattutto negli spazi chiusi, il fumo può rappresentare un problema che va oltre il momento in cui si fuma.
Vediamo cosa succede al fumo di tabacco negli ambienti domestici e quali strategie possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria.
Fumo di prima, seconda e terza mano: qual è la differenza?
Quando si parla di esposizione al fumo di tabacco, è utile distinguere tre situazioni.
Il fumo di prima mano è quello inalato direttamente dalla persona che fuma.
Il fumo di seconda mano, conosciuto anche come fumo passivo, è invece quello inalato involontariamente dalle persone che si trovano nelle vicinanze di un fumatore. Il fumo di tabacco contiene migliaia di sostanze chimiche e numerosi composti classificati come cancerogeni.
Infine c’è il fumo di terza mano: sono i residui del fumo che si depositano sulle superfici e sui materiali. Mobili, tende, tappeti, divani, vestiti e pareti possono trattenere questi residui anche dopo che nell’ambiente non è più visibile alcun fumo.
È proprio questo aspetto a rendere il problema meno evidente: l’aria può sembrare pulita, ma alcune sostanze associate al fumo possono essere ancora presenti nell’ambiente.
Perché il fumo rimane a lungo negli ambienti chiusi?
La combustione del tabacco produce sia particelle fini sia gas e composti chimici.
Tra le particelle troviamo il PM2,5, costituito da particelle con diametro uguale o inferiore a 2,5 micrometri. Negli ambienti poco ventilati, queste particelle possono accumularsi e rimanere nell’aria più a lungo.
Il fumo contiene inoltre composti organici volatili (COV) e altre sostanze chimiche. Il benzene, ad esempio, è una delle sostanze associate al fumo di tabacco.
In una stanza chiusa il ricambio d’aria è generalmente più limitato rispetto all’ambiente esterno. Di conseguenza, particelle e sostanze gassose possono concentrarsi e continuare a circolare.
Aprire una finestra può certamente favorire il ricambio dell’aria, ma non elimina necessariamente tutti i contaminanti presenti nell’ambiente, soprattutto quelli che si sono depositati sulle superfici.
Il fumo può spostarsi da una stanza all’altra?
Sì. Il movimento dell’aria può trasportare il fumo attraverso porte, finestre, sistemi di ventilazione e altri passaggi.
Questo significa che fumare in una determinata area della casa non garantisce necessariamente che le altre stanze rimangano completamente isolate.
Anche negli edifici condivisi il fumo può spostarsi tra appartamenti o aree differenti attraverso finestre, condotti e prese d’aria.
Per questo, quando l’obiettivo è ridurre l’esposizione, il primo passo rimane sempre evitare di fumare negli ambienti chiusi.
Anche fumare all’aperto elimina il problema?
Non sempre.
All’aperto il fumo tende a disperdersi più rapidamente, ma la situazione cambia negli spazi parzialmente chiusi o poco ventilati, come balconi, terrazze coperte, ingressi degli edifici e aree esterne con molte persone.
La direzione del vento, la distanza dalla fonte e la presenza di strutture che limitano il ricambio d’aria possono influenzare significativamente la concentrazione del fumo nell’ambiente. Alcuni studi hanno inoltre evidenziato la possibilità di rilevare il fumo passivo anche a diversi metri dalla fonte, soprattutto quando si è sottovento.
C’è poi un ulteriore aspetto: residui del fumo possono aderire agli indumenti e alle superfici e successivamente essere riportati all’interno.
Come migliorare la qualità dell’aria quando è presente fumo di tabacco?
Non esiste un’unica soluzione in grado di eliminare completamente gli effetti del fumo. È più efficace adottare un approccio combinato.
1. Eliminare o ridurre la fonte
La misura più importante è evitare di fumare negli ambienti chiusi. Ridurre la quantità di fumo che entra nell’ambiente significa ridurre alla fonte la quantità di particelle e sostanze che devono essere successivamente rimosse.
2. Favorire il ricambio dell’aria
Una corretta ventilazione può contribuire a ridurre l’accumulo di inquinanti indoor. Il ricambio dell’aria, tuttavia, deve essere valutato in base alle caratteristiche dell’ambiente e alle condizioni esterne.
3. Utilizzare un purificatore d’aria adeguato
La filtrazione può essere un supporto importante per ridurre le particelle presenti nell’aria.
Per il fumo di tabacco è particolarmente interessante una combinazione di filtrazione delle particelle e filtrazione della fase gassosa. I filtri ad alta efficienza possono catturare le particelle fini, mentre materiali adsorbenti come il carbone attivo sono progettati per contribuire alla riduzione di alcuni gas e composti organici volatili.
È importante però ricordare che un purificatore non sostituisce il controllo della fonte, la ventilazione o la pulizia degli ambienti.
4. Non dimenticare le superfici
Il problema del fumo non riguarda soltanto l’aria.
Residui possono accumularsi su tessuti, tappeti, mobili e altre superfici. Una regolare attività di pulizia, compreso l’uso di aspirapolveri dotati di filtrazione HEPA quando appropriato, può contribuire a limitare l’accumulo di particelle e residui.
Purificare l’aria: cosa valutare prima dell’acquisto?
Se si cerca un purificatore specificamente per un ambiente in cui è presente fumo di tabacco, è importante non fermarsi alla sola capacità di filtrare le particelle.
Conviene valutare:
- efficienza del filtro per il particolato, in particolare per le particelle fini;
- presenza di un filtro a carbone attivo, utile per la componente gassosa e gli odori;
- portata d’aria e dimensioni dell’ambiente, per scegliere un dispositivo adeguato alla stanza;
- possibilità di monitorare la qualità dell’aria, quando disponibile.
Un sistema di purificazione ben dimensionato può quindi diventare uno degli strumenti da integrare in una strategia più ampia per migliorare la qualità dell’aria indoor.
In conclusione
Il fumo di tabacco non scompare necessariamente quando la sigaretta viene spenta. Negli ambienti chiusi, particelle e sostanze chimiche possono rimanere nell’aria, essere trasportate in altre zone della casa oppure depositarsi sulle superfici.
Per questo motivo, la strategia più efficace parte sempre dalla riduzione della fonte. A questa possono affiancarsi una buona ventilazione, una pulizia regolare e, quando necessario, un sistema di purificazione dell’aria dotato di una filtrazione adeguata sia per il particolato sia per alcuni contaminanti gassosi.
Prendersi cura della qualità dell’aria indoor significa quindi guardare oltre ciò che è visibile: anche quando il fumo non si vede più, l’ambiente può averne ancora le tracce.
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