In alcuni recenti studi, viene finalmente svelata la correlazione tra l’inquinamento e una maggiore diffusione del COVID-19, in particolare, viene evidenziato che le polveri sottili PM2,5 e gli ossidi di azoto NOx provocano una maggiore espressione della proteina ACE-2 da parte delle cellule epiteliali dei polmoni. Sfortunatamente, la proteina ACE-2 è la proteina a cui si lega il virus SARS-COV-2 per entrare all’interno delle cellule dell’uomo come in un meccanismo chiave-serratura: la proteina ACE-2 delle nostre cellule polmonari è la serratura e la proteina Spike del virus SARS-COV-2 è la chiave. La chiave del virus è contraffatta ma apre bene la serratura e consente al virus SARS-COV-2 di entrare nelle nostre cellule polmonari e dare inizio all’infezione.
Una maggiore presenza del recettore ACE-2 sulla superfice delle cellule corrisponde ad una maggiore probabilità del virus di legarsi alla cellula e quindi di penetrarvi dentro. Uno studio, condotto sui topi ha dimostrato che l’esposizione ad elevati livelli di PM2,5 e ossidi di azoto provoca un aumento di 100 volte nella espressione di ACE-2.

La correlazione tra alti livelli di diffusione del COVID-19 (e gravità del decorso della malattia) con alti livelli di inquinamento era stata ipotizzata fin dall’inizio della pandemia in base ai dati che provenivano in particolare dalle regioni della Pianura Padana: circa tre quarti dei casi italiani di COVID-19 provengono da questa area e anche il decorso della malattia è peggiore. Se analizziamo le caratteristiche territoriali  possiamo osservare che la valle del Po presenta due aspetti molto evidenti: alta densità di popolazione ed elevati livelli di inquinamento, infatti Lodi, Cremona, Bergamo e Brescia sono le quattro città con i più alti livelli di polveri sottili e ossidi di azoto.

Anche la gravità dei sintomi del COVID-19 nelle persone esposte ad alti livelli di PM 2,5 e NOx è molto superiore alla media, questo può essere può essere dovuto a varie cause: uno stato di infiammazione cronica, un’abbassamento delle difese immunitarie, un’aumento delle risposte di tipo allergico, sia con il fatto che la proteina ACE-2 ha un ruolo importante nella regolazione della pressione sanguigna.

Considerando l’effetto combinato delle PM2,5 e del NOx è stato calcolato che un aumento delle loro concentrazioni pari a 1 microgrammo/m3 corrisponde ad un significativo aumento nel tasso dell’incidenza dell’infezione da SARS-COV-2. Un altro studio condotto negli USA su animali da laboratorio, ha evidenziato che lo stesso aumento delle PM 2,5 e NOx è associato ad un incremento dell’8% nella mortalità nei ratti.

Nel complesso, l’inquinamento è il responsabile del 59% dell’incidenza del tasso di mortalità da COVID-19.

Il legame tra alti livelli di inquinamento e moltissime patologie è ormai accertato, soprattutto per malattie polmonari come: bronchiti, asma, allergie,  perché causa uno stato di infiammazione, stress ossidativo e abbassamento delle difese immunitarie, ma anche per malattie cardiovascolari, tumori e moltissime altre.

Questo significa che i purificatori d’aria sono nostri alleati perché eliminano le sostanze tossiche dall’aria che respiriamo e ci proteggono da numerose malattie che negli ultimi anni stanno assumendo un’incidenza esponenziale della mortalità. Nel caso della pandemia di COVID-19, i purificatori d’aria sono doppiamente utili perché abbattono sia direttamente la presenza del virus SARS-COV-2 nell’aerosol e sia le PM2,5 e gli NOx che amplificano di molto la probabilità di ammalarsi e la gravità della malattia.

BIBLIOGRAFIA

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