Nella guida sull’inquinamento indoor avevamo già trattato il ruolo delle muffe come sorgente di sostanze potenzialmente pericolose per la salute umana, in questo articolo approfondiremo questa analisi perché ulteriori studi hanno messo in correlazione la presenza delle spore di muffe con lo sviluppo di malattie neuronali e non solo respiratorie.

Le muffe sono microrganismi presenti in tutti gli ambienti, ma negli ambienti indoor posso diventare potenzialmente pericolose se trovano le condizioni ambientali per svilupparsi e proliferare: queste condizioni sono dovute essenzialmente alla presenza di umidità in percentuale superiore al 60%.

La presenza di sintomi associati alla presenza delle muffe era ritenuta, generalmente, a carico solo dei soggetti allergici in cui si presentano principalmente patologie respiratorie, mentre per tutto il resto della popolazione non sembrava essere un problema sanitario.

Demenze causate dalle muffeUlteriori studi, invece, hanno messo in correlazione la presenza delle spore di muffe con patologie ben più gravi. Si stima che il 25% della popolazione abbia una predisposizione genetica che renda il sistema immunitario impotente di fronte alle spore prodotte dalla muffa. Una volta invaso l’organismo, queste spore penetrano all’interno delle cellule e cominciano a produrre micotossine. Il rilascio continuo causa un aumento di citochine infiammatorie e la compromissione del sistema immunitario. Uno dei disturbi provocati dalla muffa va sotto il nome di Chronic Fatigue Syndrome (sindrome della fatica cronica). La manifestazione clinica di tale sindrome è appunto debolezza muscolare, intontimento, dolore ai legamenti, sensazione di formicolio in diverse parti del corpo, perdita di acuità visiva.

Tuttavia, oltre a portare ad un indebolimento della forma fisica, in molte persone le spore fungine vanno ad alterare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene compromettendo il quadro ormonale e metabolico, ma soprattutto, interferendo con le normali funzioni cognitive. Una crescente evidenza scientifica mostra la correlazione tra intossicazione di micotossine e declino cognitivo o patologie neurologiche, tali patologie, purtroppo, non hanno ancora un protocollo terapeutico efficace ed approvato. Recentemente, per il trattamento del morbo di Alzheimer è in sviluppo un protocollo sperimentale, noto come protocollo ReCODE del dott. Dale Bredesen, che prevede la rimozione delle micotossine laddove venga diagnosticata un’intossicazione da spore della muffa. La terapia si basa sull’uso di specifici composti che possano uccidere le spore, successivamente si interviene con dei sequestranti o chelanti che legano le tossine da loro rilasciate per eliminarle attraverso feci, urine e sudore. Tuttavia, il presupposto affinché la terapia proceda nel migliore dei modi è evitare una continua esposizione alla muffa, che reintrodurrebbe la causa della malattia nell’organismo.

Una soluzione a lungo termine consiste nell’eliminare quei difetti strutturali nella costruzione degli edifici, come lo scarso isolamento, le infiltrazioni o l’umidità di risalita, che provocano la formazione della condensa. Un’altra causa potrebbe essere la mancata ventilazione che potremmo contrastare con un maggiore ricambio d’aria.

Oltre a queste soluzioni, possiamo avere fin da subito dei risultati grazie all’uso di un purificatore d’aria dotato di un filtro HyperHEPA di classe ospedaliera H13 che è in grado di eliminare dall’aria che respiriamo tutte le spore delle muffe e rendere da subito più salubre l’ambiente indoor in cui viviamo.
La ControlSecurity Ambiente ha in catalogo numerosi modelli di purificatori d’aria professionali della linea IQAir adatti sia per ambito domestico che professionale, come HealthPro 100 (New Edition), HealthPro 150 (New Edition) e HealthPro 250 (New Edition) che sono in grado di proteggerci sia dalle spore delle muffe, sia dagli inquinanti gassosi, sia dalle polveri sottili e da tutte le patologie associate.