Inquinamento atmosferico da trasporto marittimo

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Recentemente, a seguito dell’incidente di una grande nave da crociera nel canale della Giudecca a Venezia, si è riacceso il dibattito sulla sicurezza portuale e sui possibili pericoli causati dal traffico marittimo delle grandi navi. Però nessuno ha parlato di un altro aspetto, sempre collegato alla sicurezza e alla salute, di cui le grandi navi sono responsabili: l’inquinamento atmosferico e l’emissione di composti pericolosi per la salute umana.

In Italia, lungo i circa 7500 km di coste, ci sono 534 porti di cui i 15 più importanti sono: Trieste, Genova, Livorno, Cagliari, Gioia Tauro, Ravenna, Venezia, Messina, Augusta, Taranto, Napoli, La Spezia, Salerno, Savona e Civitavecchia. In tutte queste zone rapporti dell’ARPA e studi scientifici dimostrano che l’azione nociva sulla salute è sicuramente correlata alle attività portuali e gli effetti nocivi si osservano anche a distanze di decine di Km.

Inquinamento marittimoCon la globalizzazione è aumentato negli ultimi decenni, in maniera esponenziale, la quantità di merci prodotte in altre parti del mondo e spedite via nave, basti pensare che nel 2013 il 75% delle merci sono arrivate in Europa via nave, una quantità enorme pari a 3.838 milioni di tonnellate di merci trasportate da 2.224.608 navi (dati 2015).

I bassi costi di produzione, dovuti spesso alla scadente qualità dei materiali e allo sfruttamento della manodopera in aree sottosviluppate del mondo, uniti al trasporto marittimo con grandi navi container, rendono competitive dal punto di vista economico queste merci il cui fatturato è in costante crescita; inoltre anche il trasporto marittimo di persone è in costante aumento.

Un punto di forza di questo tipo di trasporto è l’economicità in rapporto al peso di materiale trasportato, questo è dovuto sia alla grandezza delle navi e sia al tipo di carburante utilizzato: olio combustibile.

L’olio combustibile è un distillato pesante del petrolio ad elevata densità e viscosità con un contenuto di zolfo dal 1% al 4% (mentre nella benzina e nel gasolio per autotrazione il limite massimo è 1000-4000 volte più basso) e anche la concentrazione di altri inquinanti con il benzene o i composti aromatici è di gran lunga superiore. I tipi di sostanze inquinanti emesse dalla combustione dell’olio combustibile sono quelle tipiche dei combustibili fossili (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, anidride carbonica, composti organici volatili...) ma con una elevata percentuale di ossidi di azoto e di zolfo.

Sempre i dati del 2015 mostrano che il trasporto marittimo è responsabile del 13% delle emissioni totali di inquinanti nell’atmosfera ma è in costante aumento, infatti si stima che entro il 2050 arriverà a circa il 20%. Altro dato importante è che nel trasporto veicolare su strada le normative anti-inquinamento sono sempre più restrittive (infatti negli ultimi anni è in sensibile diminuzione) mentre non c’è nessuna normativa a riguardo del trasporto marittimo.

Navi in portoOltre che durante il viaggio, le navi inquinano anche quando sono ferme in porto con il motore acceso per produrre l’energia elettrica necessaria al funzionamento di tutti gli apparati elettrici di bordo. Una soluzione a questo problema sarebbe quella di elettrificare le banchine in modo tale da consentire alle navi di utilizzare, quando sono ferme in porto, l’energia elettrica dalla rete e spegnere così i motori. L’investimento economico è importante, ma, se nell’analisi dei costi/benefici venissero considerati anche l’inquinamento e la salute umana, verrebbe ripagato ampiamente nel corso degli anni come dimostra uno studio scientifico americano. Inoltre anche l’utilizzo di rimorchiatori durante la fase di ormeggio o disormeggio potrebbe diminuire l’emissione degli inquinanti.

Uno studio portoghese indica che le emissioni marittime sono responsabili di un aumento della concentrazione di NO2 superiore al 20% rispetto ad altre aree urbane e di circa il 5% per il PM10.

Tornando in Italia, un rapporto della Regione Lazio del maggio 2016 sull’inquinamento nel comprensorio di Civitavecchia mostra che esiste un rischio di mortalità per malattie cardio-respiratorie e tumorali, soprattutto tra i residenti in aree economicamente più svantaggiate. A peggiorare la situazione è presente anche un cementificio e la centrale elettrica che aggravano la situazione di uno dei comprensori più inquinati d’Italia.

In conclusione di questa carrellata di dati scientifici, è decisamente necessaria una regolamentazione delle emissioni di sostanze inquinanti da parte delle navi.

In casi di inquinamento come questo, le possibilità di abbattimento, solo modificando le nostre abitudini o stili di vita, sono purtroppo molto limitate, a patto di trasferirci in un altra città. Quindi, per chi abita in zone portuali e limitrofe, è necessario valutare l’utilizzo di un purificatore d’aria professionale che ci possa proteggere sia dagli inquinanti di tipo chimico (ossidi di azoto, ossidi di zolfo…) sia dal particolato (PM10, PM5, PM2,5…).